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Rassegna stampa
Jesi a Livorno, c’è aria di libeccio
21/12/2008 - Nel palas toscano una tradizione di tempesta
di Gianni Angelucci
TRA MALANNI più o meno gravi (Maestranzi out, Ryan in campo con la tallonite, Cuffee non ancora perfettamente guarito dall’infortunio al timpano) e tradizione negativa (solo rari, e ormai remoti i raid in terra labronica, addirittura da dimenticare le uscite più recenti) la Fileni Bpa si è messa in viaggio ieri pomeriggio per l’edizione 2008 della Tirreno-Adriatico. Livorno resta uno degli avversari più tradizionali per Maggioli (foto) e compagni, ma anche tra i meno malleabili (0-2 l’anno scorso, sconfitta casalinga all’ultimo secondo, quasi ventello, 84-66 al ritorno in Toscana). Aria di libeccio dunque stasera al PalaAlgida (palla due alle 20, diretta Rai Sport più, c’è pure la radiocronaca Rve di Michele Paoletti, dirigono Bettini, Calbucci e Giovanrosa), anche se Zanchi si guarda bene dal fasciarsi la testa. «Squadra profonda con ottto-nove giocatori intercambiabili, tanti punti e tante soluzioni nelle mani — il ritratto che di Livorno fa il coach arancioblù —. Giocatori come Bagnoli, Ostler, Foiera, Kemp hanno grande fisicità, difficile giocarci contro. Affrontiamo contro una squadra che non ha mai perso in casa e viene dalla prima vittoria in trasferta. Siamo in tv e ci teniamo a fare bella figura». A dispetto degli acciacchi più o meno gravi, nessuno di quelli che andranno in campo si tirerà indietro. «E’ la partita prima delle feste, a volte capita che qualcuno abbia la testa già in vacanza. Noi non possiamo assolutamente permettercelo, dobbiamo cercare la massima concentrazione per far pesare meno possibile l’assenza di Maestranzi». Che qualche minuto prima della palla a due proverà, ma l’esito (negativo) è già scontato, ad essere della partita. Bacchetta in mano a Rossini e, in subordine, al giovane Bastoni. «Qualche adeguamento ci sarà, è inevitabile — ammette Zanchi — ma è chiaro che non cambieremo il nostro modo di giocare». Oltre a Ryan, una mano in regia potrebbe darla l’ex di turno, Marco Sambugaro. «Mi era già capitato tanti anni fa, quando ero a Milano, di giocare playmaker — racconta il tedesco — si fece male Gentile, per cinque mesi toccò a Portaluppi e al sottoscritto, portare palla. Se posso farlo anche adesso? Non penso, non ho più le gambe di allora!». Lei che conosce l’ambiente livornese per averci giocato tre anni, come prepareranno la partita in Toscana? «Giochiamo in un palasport enorme, non credo ci sarà tantissima gente e questo può essere positivo per noi. Però conosco Dell’Agnello, un allenatore grintoso che riesce sempre a trasmettere la sua grande carica alla squadra. Ci aspetta una gara durissima, senza Antonio dovremo superarci». Un’assenza importantissima quella del play italo-americano che potrà essere surrogata solo con il contributo di tutti i compagni. Panchina compresa. «Certamente — conferma Sambugaro —. La panchina deve servire per tenere alta la tensione, e deve essere sempre pronta quando, inevitabilmente, il quintetto accusa qualche pausa». Sambugaro, dica la verità: lei che era abituato ad alti minutaggi, è soddisfatto del contributo che sta dando alla causa dell’Aurora? «Io ho l’età e la maturità per capire certe cose, quindi in ogni situazione metto da parte il mio ego e metto in primo piano il gruppo. E questo è un gruppo che vuole vincere...»
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Jesi a Livorno, c’è aria di libeccio
21/12/2008 - Nel palas toscano una tradizione di tempesta di Gianni AngelucciTRA MALANNI più o meno gravi (Maestranzi out, Ryan in campo con la tallonite, Cuffee non ancora perfettamente guarito dall’infortunio al timpano) e tradizione negativa (solo rari, e ormai remoti i raid in terra labronica, addirittura da dimenticare le uscite più recenti) la Fileni Bpa si è messa in viaggio ieri pomeriggio per l’edizione 2008 della Tirreno-Adriatico. Livorno resta uno degli avversari più tradizionali per Maggioli (foto) e compagni, ma anche tra i meno malleabili (0-2 l’anno scorso, sconfitta casalinga all’ultimo secondo, quasi ventello, 84-66 al ritorno in Toscana). Aria di libeccio dunque stasera al PalaAlgida (palla due alle 20, diretta Rai Sport più, c’è pure la radiocronaca Rve di Michele Paoletti, dirigono Bettini, Calbucci e Giovanrosa), anche se Zanchi si guarda bene dal fasciarsi la testa. «Squadra profonda con ottto-nove giocatori intercambiabili, tanti punti e tante soluzioni nelle mani — il ritratto che di Livorno fa il coach arancioblù —. Giocatori come Bagnoli, Ostler, Foiera, Kemp hanno grande fisicità, difficile giocarci contro. Affrontiamo contro una squadra che non ha mai perso in casa e viene dalla prima vittoria in trasferta. Siamo in tv e ci teniamo a fare bella figura». A dispetto degli acciacchi più o meno gravi, nessuno di quelli che andranno in campo si tirerà indietro. «E’ la partita prima delle feste, a volte capita che qualcuno abbia la testa già in vacanza. Noi non possiamo assolutamente permettercelo, dobbiamo cercare la massima concentrazione per far pesare meno possibile l’assenza di Maestranzi». Che qualche minuto prima della palla a due proverà, ma l’esito (negativo) è già scontato, ad essere della partita. Bacchetta in mano a Rossini e, in subordine, al giovane Bastoni. «Qualche adeguamento ci sarà, è inevitabile — ammette Zanchi — ma è chiaro che non cambieremo il nostro modo di giocare». Oltre a Ryan, una mano in regia potrebbe darla l’ex di turno, Marco Sambugaro. «Mi era già capitato tanti anni fa, quando ero a Milano, di giocare playmaker — racconta il tedesco — si fece male Gentile, per cinque mesi toccò a Portaluppi e al sottoscritto, portare palla. Se posso farlo anche adesso? Non penso, non ho più le gambe di allora!». Lei che conosce l’ambiente livornese per averci giocato tre anni, come prepareranno la partita in Toscana? «Giochiamo in un palasport enorme, non credo ci sarà tantissima gente e questo può essere positivo per noi. Però conosco Dell’Agnello, un allenatore grintoso che riesce sempre a trasmettere la sua grande carica alla squadra. Ci aspetta una gara durissima, senza Antonio dovremo superarci». Un’assenza importantissima quella del play italo-americano che potrà essere surrogata solo con il contributo di tutti i compagni. Panchina compresa. «Certamente — conferma Sambugaro —. La panchina deve servire per tenere alta la tensione, e deve essere sempre pronta quando, inevitabilmente, il quintetto accusa qualche pausa». Sambugaro, dica la verità: lei che era abituato ad alti minutaggi, è soddisfatto del contributo che sta dando alla causa dell’Aurora? «Io ho l’età e la maturità per capire certe cose, quindi in ogni situazione metto da parte il mio ego e metto in primo piano il gruppo. E questo è un gruppo che vuole vincere...»
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