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Fileni, il credo di Boykin: Dio, famiglia, canestri
27/10/2009 - L’ala di Jesi ha i suoi solidi principi
di Gianni Angelucci
DIO, LA FAMIGLIA, IL BASKET. L’ordine è questo, di un ragazzo riflessivo, educato secondo rigide regole impartite dalla famiglia. Una scala di valori che sottende la serenità di una persona solare, forse anche un po’ timida, con una particolare inclinazione per il sorriso. Che non lesina agli interlocutori: in qualsiasi circostanza fuorché sul campo di gioco, dove normalmente sfodera grinta e cipiglio invidiabili. Una carriera universitaria in Ncaa con Northern Arizona, una laurea in giornalismo, Ruben Boykin, ala di 201 cm, è alla seconda stagione con l’Aurora basket. Ventiquattro anni compiuti la scorsa estate, è nato il 20 giugno 1985 a Inglewood, California, risiede a Los Angeles. «Durante l’estate ho ricevuto diverse offerte, dall’estero ma anche da squadre del nostro campionato — racconta —. Ma ho deciso di restare qui perché a Jesi mi trovo davvero bene, la città è accogliente, la società seria, i tifosi caldi. Il posto migliore per crescere: e io ho ancora tanto da imparare». Ruben è uno dei pochi giocatori americani, nella ultradecennale storia della società, cui è stata riproposta la conferma per una seconda stagione jesina. Merito, cinquanta e cinquanta, di qualità tecniche ed umane. Non a caso con la conferma in maglia arancioblù sono arrivati anche due importanti riconoscimenti a livello morale: la promozione a vice-capitano e l’investitura, da parte di coach Vanoncini per lui e per Klaudio Ndoja, a punto di riferimento per i compagni. Responsabilità che Ruben ha accolto di buon grado sin dalla prima partita: domenica, nel momento topico della gara, è partita da lui la scossa che ha finito per fulminare il coriaceo Latina. «Siamo un ottimo gruppo — conferma Boykin —. Rispetto all’anno scorso siamo cambiati, abbiamo bisogno di lavorare molto per crescere. Ci vorrà un po’ di tempo, siamo una squadra giovane, se i tifosi ci aiuteranno riusciremo ad ottenere i risultati che tutti ci auguriamo». Domenica, oltre a una prestazione da mvp arancioblù (17 punti e 18 rimbalzi), Ruben ha dato un esempio di cosa vuol dire rappresentare l’anima della squadra. Latina in vantaggio, palla persa, nervi a fior di pelle. Compagni chiamati a rapporto, strigliata e pacche sulle spalle. Il bastone e la carota. Credeteci o no, la rimonta Fileni Bpa, è cominciata da quel momento li.
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Fileni, il credo di Boykin: Dio, famiglia, canestri
27/10/2009 - L’ala di Jesi ha i suoi solidi principi di Gianni AngelucciDIO, LA FAMIGLIA, IL BASKET. L’ordine è questo, di un ragazzo riflessivo, educato secondo rigide regole impartite dalla famiglia. Una scala di valori che sottende la serenità di una persona solare, forse anche un po’ timida, con una particolare inclinazione per il sorriso. Che non lesina agli interlocutori: in qualsiasi circostanza fuorché sul campo di gioco, dove normalmente sfodera grinta e cipiglio invidiabili. Una carriera universitaria in Ncaa con Northern Arizona, una laurea in giornalismo, Ruben Boykin, ala di 201 cm, è alla seconda stagione con l’Aurora basket. Ventiquattro anni compiuti la scorsa estate, è nato il 20 giugno 1985 a Inglewood, California, risiede a Los Angeles. «Durante l’estate ho ricevuto diverse offerte, dall’estero ma anche da squadre del nostro campionato — racconta —. Ma ho deciso di restare qui perché a Jesi mi trovo davvero bene, la città è accogliente, la società seria, i tifosi caldi. Il posto migliore per crescere: e io ho ancora tanto da imparare». Ruben è uno dei pochi giocatori americani, nella ultradecennale storia della società, cui è stata riproposta la conferma per una seconda stagione jesina. Merito, cinquanta e cinquanta, di qualità tecniche ed umane. Non a caso con la conferma in maglia arancioblù sono arrivati anche due importanti riconoscimenti a livello morale: la promozione a vice-capitano e l’investitura, da parte di coach Vanoncini per lui e per Klaudio Ndoja, a punto di riferimento per i compagni. Responsabilità che Ruben ha accolto di buon grado sin dalla prima partita: domenica, nel momento topico della gara, è partita da lui la scossa che ha finito per fulminare il coriaceo Latina. «Siamo un ottimo gruppo — conferma Boykin —. Rispetto all’anno scorso siamo cambiati, abbiamo bisogno di lavorare molto per crescere. Ci vorrà un po’ di tempo, siamo una squadra giovane, se i tifosi ci aiuteranno riusciremo ad ottenere i risultati che tutti ci auguriamo». Domenica, oltre a una prestazione da mvp arancioblù (17 punti e 18 rimbalzi), Ruben ha dato un esempio di cosa vuol dire rappresentare l’anima della squadra. Latina in vantaggio, palla persa, nervi a fior di pelle. Compagni chiamati a rapporto, strigliata e pacche sulle spalle. Il bastone e la carota. Credeteci o no, la rimonta Fileni Bpa, è cominciata da quel momento li.
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